Titolo: L’Armatura Viola
Non era il tipo di abbigliamento che ci si aspetta di vedere su una passeggiata pubblica alle due del pomeriggio, nemmeno a Barcellona, dove l’eccentrico è la norma. Ma Clara non si era vestita per gli altri.
Mentre i turisti sudati si trascinavano con i loro zaini pesanti e le magliette stropicciate, lei tagliava l’aria come una lama. Il costume viola metallizzato non era un indumento balneare; addosso a lei, sembrava un’armatura cerimoniale.
Teneva la giacca coordinata nella mano destra, lasciandola dondolare con noncuranza. Avrebbe potuto coprirsi. Avrebbe potuto nascondere le curve, lo stacco di coscia, la pelle dorata dal sole. Ma coprirsi avrebbe significato ammettere vergogna, o peggio, freddo. E Clara non se
ntiva né l’una né l’altro. Sentiva solo il fuoco di una decisione presa tre minuti prima, sulla sabbia della Barceloneta.
— “Non avrai il coraggio di andartene così,” le aveva detto Marco, ridendo, sicuro che il decoro sociale fosse una gabbia da cui lei non poteva uscire.
Aveva lasciato le scarpe comode sotto il lettino. Aveva infilato i tacchi a spillo che aveva in borsa per la serata — un gesto assurdo, illogico, perfetto — e si era incamminata verso il lastricato.
Ora, ogni passo era un clac secco e ritmico che sovrastava il brusio della folla. Sentiva gli occhi addosso: sguardi confusi di famiglie in vacanza, fischi di ammirazione che lei ignorava come si ignora il ronzio di una mosca, e il silenzio stupito di chi capiva che quella donna non stava andando al mare, ma stava scappando da una vita che le andava stretta.
Barcellona si sfuocava attorno a lei. Le palme erano solo ombre lunghe, il mare un odore lontano. C’era solo la sua destinazione: l’inizio delle Ramblas, dove avrebbe preso il primo taxi, così com’era, viola e scintillante come una creatura aliena atterrata per errore sulla Terra.
Non si voltò indietro. Sapeva che se l’avesse fatto, avrebbe visto Marco in piedi sulla sabbia, che non rideva più.
Scrivi un commento